ESCLUSIVA – La Grande Intervista al compositore di Citizen Vigilante, Rodolfo Matulich: «Il pubblico non doveva avere un attimo di tregua»

ESCLUSIVA – La Grande Intervista al compositore di Citizen Vigilante, Rodolfo Matulich: «Il pubblico non doveva avere un attimo di tregua»

lediplomate.media — imprimé le 12/08/2026
La Grande Intervista al compositore di Citizen Vigilante, Rodolfo Matulich
Réalisation Le Lab Le Diplo

In un panorama cinematografico contemporaneo spesso dominato da colonne sonore levigate e intercambiabili, la musica di Citizen Vigilante si distingue per la sua densità emotiva e per la capacità di sostenere, da sola, una parte sostanziale del messaggio del film. Dietro questa partitura si cela Rodolfo Matulich, pianista, direttore d’orchestra e compositore italiano.

Diplomato in pianoforte presso il Conservatorio di Alessandria, si è successivamente specializzato nella musica per il cinema sotto la guida di Ennio Morricone all’Accademia Chigiana di Siena, ha studiato orchestrazione con Norman Ludwin e ha collaborato con orchestre a Sofia, Londra e Budapest. È autore della colonna sonora di Russian Beauty, distribuito da Medusa, nonché della Sinfonia n. 1, dedicata a Papa Giovanni Paolo II, composta in occasione del venticinquesimo anniversario del suo pontificato e pubblicata da Warner Music: un’opera che testimonia l’ampiezza di un percorso artistico che il solo cinema non può riassumere.

Per Citizen Vigilante, Matulich firma una partitura che fonde orchestra sinfonica ed elettronica e che svolge un ruolo ben più profondo del semplice accompagnamento musicale: laddove il film è diretto e frontale, la musica introduce delicatezza e sfumature emotive, ed è proprio da questa tensione che trae la sua forza espressiva.

Abbiamo incontrato il compositore per parlare di un film la cui uscita è diventata un vero caso pubblico: vietato in Germania, diffuso gratuitamente su X da Elon Musk e successivamente salito ai vertici delle classifiche del noleggio digitale.

Intervista di Angélique Bouchard

Intervista realizzata per iscritto nel luglio 2026 e tradotta dall’italiano. Le risposte sono pubblicate integralmente; sono stati uniformati esclusivamente la punteggiatura e l’ortografia. Le opinioni espresse impegnano esclusivamente il loro autore.

Le Diplomate Media: Come è nato il suo coinvolgimento in Citizen Vigilante? Che cosa l’ha attratta di questo progetto?

Rodolfo Matulich: Sono stato attratto dal titolo, che originariamente era The Dark Knight, e dalla storia di un moderno Batman che non è un supereroe ma un uomo come noi.

Quale è stata la sua prima reazione scoprendo la sceneggiatura o le prime immagini? La storia ha risuonato in lei personalmente?

Il film è molto reale, lo vivi da dentro: insomma, fai parte della storia come se facessi parte del cast. Tutto molto reale.

Qual è stato il suo approccio complessivo nella composizione di questa colonna sonora? Aveva in mente fin dall’inizio una direzione musicale o un’atmosfera precisa?

Non avevo una direzione musicale precisa, ma di certo il film doveva contenere molti generi musicali: classica, rock, disco, eccetera.

Come ha lavorato con il regista sull’identità musicale del film? C’erano riferimenti o indicazioni particolari?

Direi che Uwe Boll è stato fantastico: mi ha dato ampia libertà, senza punti fissi di riferimento. Insomma, il massimo per un compositore.

Ci sono state scene particolarmente difficili, o particolarmente ispiranti, da musicare?

Mi ha ispirato molto il finale di Sander, il protagonista, che dopo avere fatto giustizia per la ragazza violentata le appare in video: il tema che ho scritto, molto dolce, stempera molto la scena. Poi anche Henry che viene ferito, e la scena iniziale del supermarket. Ma debbo dire che ogni scena ispira tanto.

Il film possiede un’energia molto cruda e intensa. Come ha usato la musica per rafforzare questa atmosfera senza soffocarla?

Ho usato l’elettronica unita all’orchestra. Il brano I’ll Kill You sembra un inizio di sinfonia che rimanda a Mahler e Bruckner, per poi unirsi all’elettronica. L’organico è di archi e corni. Comincia con un pizzicato ossessivo di violoncelli e contrabbassi, prima dell’inizio di un tema brevissimo dei violini, molto scarno, di tre battute; poi un glissato dei violoncelli porta a una modulazione lontana rispetto al tono di partenza, per ricominciare esattamente da capo con una percussione elettronica ossessiva sotto. Sembra che il brano acceleri, ma in realtà non è così: è come il pensiero di Sander, fermo, che riflette e poi agisce. Il tema di Sander dà una connotazione di dolcezza al personaggio, come anche il tema di Henry.

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Durante la composizione, ha attinto all’opera di altri compositori di musica da film o a colonne sonore precise? Ci sono stati riferimenti che l’hanno influenzata?

Credo che tutti i compositori vengano influenzati, per poi uscire con la loro originalità, ovviamente. Io conosco bene il sinfonismo tardo-romantico, amo molto Ravel, Ennio Morricone, John Williams. Ma ripeto: sempre nella mia originalità.

Come confronterebbe il suo approccio in questo film con altre partiture che ha scritto, o con lo stile di altri compositori che lavorano in generi simili?

Io ho sempre lo stesso approccio: la mia caratteristica è calarmi nel personaggio, sono camaleontico. Quando anni fa scrissi le musiche del film Russian Beauty pensavano fossi russo. Me lo disse un grande direttore d’orchestra russo: «Ma tu non sei russo?! Come hai fatto a scrivere musica così russa?»

Nel panorama attuale della musica per film, dove molte partiture sono fortemente elettroniche o minimaliste, ha fatto una scelta consapevole di andare in un’altra direzione con Citizen Vigilante?

A me piace spaziare, adoro l’orchestra e ce la metto sempre: l’orchestra respira sempre di più dell’elettronica. Per Citizen ho voluto essere, oltre che dolce, anche ossessivo. Il pubblico non doveva avere respiro.

Il film esplora i temi della giustizia, del vigilantismo e del collasso della società. Come ha cercato di tradurre queste idee attraverso la musica?

Sander viene visto a volte come un freddo, un giustiziere calcolatore. Io invece l’ho visto sofferente, e il suo tema ne è una constatazione.

Secondo lei, quale messaggio trasmette oggi al pubblico la combinazione tra il racconto e la partitura?

Trasmette il racconto di una visione dura, forte, in cui la partitura si integra e che a volte stempera: quasi un contrappunto contrario, che dà enfasi a tutto il film.

Nell’attuale clima culturale e sociale di molti paesi occidentali, pensa che film come Citizen Vigilante facciano eco a una certa frustrazione delle persone nei confronti delle istituzioni e della criminalità?

Penso di sì. Nessuno vorrebbe una giustizia fai da te, ma se non vi sarà una presa di coscienza delle istituzioni, si rischia che i Sander in futuro saranno molti.

In quanto compositore, ha incontrato resistenze o polemiche per aver lavorato a un progetto dal tema così apertamente legato al vigilantismo?

Non ho incontrato resistenze; vedremo in futuro cosa succederà. Ma su questo voglio essere chiaro: il film non incita alla violenza. Boll ha avuto il coraggio di mostrare come stanno le cose. Incitare alla violenza è ciò che leggiamo nelle notizie tutti i giorni. Ci sono due brani che si staccano dall’ossessività che ho voluto dare musicalmente: quello di Henry e quello di Sander, che nel film sono avversari, anche se alla fine si capiscono.

Che cosa vorrebbe che gli spettatori conservassero della musica di Citizen Vigilante?

Il tema di Sander mi è riuscito bene: vorrei che lo conservassero, perché il film ha una componente umana molto forte.

A quali altri progetti sta lavorando attualmente?

Ho appena finito un film italiano. Mi auguro di lavorare con Uwe Boll ancora, e sto seguendo alcuni progetti internazionali.

C’è qualcos’altro che vorrebbe condividere con i lettori de Le Diplomate Media?

Li ringrazio innanzitutto. Molti non sanno che sono italiano. Ho alcuni grandi progetti che spero di fare, e li metterò al corrente di questo.

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Angélique Bouchard

Angélique Bouchard

Diplômée de la Business School de La Rochelle (Excelia - Bachelor Communication et Stratégies Digitales) et du CELSA - Sorbonne Université, Angélique Bouchard, 25 ans, est titulaire d’un Master 2 de recherche, spécialisation « Géopolitique des médias ». Elle est journaliste indépendante et travaille pour de nombreux médias. Elle est en charge des grands entretiens pour Le Dialogue.

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